lunedì 13 aprile 2015

La febbre rinvigorisce e ci rinnova anche mentalmente. Perché tanta paura?

di Serena Pacquola - Tratto da: Il Drago Parlante

E’ incredibile quanta paura è capace di scatenare nelle persone la febbre. Ad essere colpiti da vero panico sono soprattutto i genitori e segnatamente le mamme, sempre troppo apprensive riguardo la salute dei propri piccoli.
Il terrore per la febbre è uno dei motivi per cui d’inverno letteralmente si intasano i Pronto Soccorso. Fiumane di persone che si precipitano in ospedale per 38-39°C di febbre, terrorizzate dalle conseguenze di qualche pandemia del momento.
Ma la febbre è una reazione biologicamente opportuna attraverso la quale il corpo reagisce verso aggressioni microbiche e tossiche. Il rialzo della temperatura mette nelle condizioni il sistema immunitario di reagire al meglio verso la malattia.
Vediamo in sintesi le importanti funzioni della febbre:
  • promuovere, con l’aumento energetico a disposizione, una risposta immunitaria efficace e rapida, sotto forma di produzione di anticorpi e di attivazione dei linfociti-T, nelle varie forme atte a neutralizzare con vari meccanismi virus e batteri che non possono sopravvivere a temperature di 38-39°C;
  • in corso di infezioni batteriche gravi, la sopravvivenza appare inferiore nei soggetti con scarsa reazione febbrile. Uno studio prospettico eseguito in Nuova Guinea su 748 bambini con malnutrizione e polmonite ha dimostrato che la mortalità è più bassa nei bambini febbrili rispetto a quelli senza febbre;
  • la febbre aumenta la resistenza dell’ospite alle infezioni;
  • la febbre è un fattore protettivo verso lo sviluppo di allergie: nei primi anni di vita può contribuire ad orientare la risposta immunologica in senso Th1 (reazione verso i microbi) riducendo la comparsa di allergie negli anni successivi. (Oggi giorno, ci sono bambini letteralmente “allevati” ad antibiotici, nessuna meraviglia che le allergie, “intolleranze”, irritabilità del colon, sindromi da sensitività al glutine siano in aumento – nota di FPB);
  • la febbre è una risposta fisiologica “regolata” dal termostato ipotalamico e, per tale motivo, solo raramente supera la temperatura di 41°C: “E’ dannosa solo oltre i 41°C, ma questo valore è di solito causato da insulti cerebrali o colpi di calore e in tali casi non è responsiva al paracetamolo o all’ aspirina”;
  • che la febbre elevata possa determinare danni ai tessuti è un timore diffuso, ma mai dimostrato;
  • non esiste un motivo urgente che imponga il trattamento di tutti gli stati febbrili, né la necessità di riportare sempre la temperatura corporea a livelli normali;
  • l’aumento della temperatura, il valore che essa raggiunge, è indicativo delle forze di reazione del corpo: un indice delle sue capacità combattive. Le “infezioni rapidamente fatali” sono tali perchè non vi è alcuna forza combattiva, ed è sempre per questo motivo che le forze Vitali vengono talmente indebolite dall’infezione da non riuscire a sviluppare una febbre, o, al massimo, da svilupparne una molto bassa.
Riassumendo quanto abbiamo detto finora: LA FEBBRE E’ UN AUMENTO NECESSARIO DELLA TEMPERATURA CORPOREA, VOLTO A METTERE IL CORPO, O UNA SUA PARTE O PIU’ PARTI, NELLE CONDIZIONI Di AFFRONTARE IN MODO EFFICACE, E DI DISTRUGGERE, ALCUNI NEMICI DELLA VITA CHE MINACCIANO L’ORGANISMO NONCHE’ DIRETTO A PORRE RIMEDIO AD ALCUNI DANNI DA QUESTO SUBITI.
Febbre e purificazione
Il nostro organismo produce la febbre non solo come risposta alle aggressioni microbiche, ma anche per sbarazzarsi dalle tossine accumulate, in seguito ad una alimentazione eccessiva o inappropriata, a periodi di stress e strapazzo psicofisico, sedentarietà, sovrappeso, ritenzione di cataboliti, ecc. Il processo febbrile ha un’azione combustiva, dissipante, sciogliente e distruttiva sulle “tossine” accumulate e che indugiano nel nostro organismo sempre come un corpo estraneo dalle qualità fredde, collose, dense e pesanti (pensate al catarro, per esempio); non per niente nella medicina tradizionale si parla di queste tossine come qualcosa di “crudo” che deve essere appunto “cotto” per essere risolto.

Non per niente il termine febbre deriva da Febrvvs/Febris, la Dea Romana della febbre, associata alla purificazione (purificarsi-pirificarsi, da greco PYR = fuoco, a sua volta derivato dal sanscrito PÛ = purificare). Alla Dea Febrva è dedicato il mese di Febbraio, in cui si compiono i rituali di purificazione, “di pvrgamentvm: la Dea Febris libera anima e corpo dal male, dal morbvs, operando su colui che deve purificarsi (pirificarsi) per rinascere, che deve togliere le scorie dall’anima”(2). Sì, perché contrariamente alla visione moderna, la vera medicina è quella che agisce sull’anima e non solo sul corpo/materia.
Quindi, qualche episodio di febbre all’anno, se ben sfruttato, può essere una straordinaria occasione per purificare il proprio organismo…e non solo. Certamente, dopo quanto si è detto, trovo quantomeno inopportuno l’atteggiamento di molti medici, e soprattutto dei pediatri, di somministrare gli antipiretici ogni 6 ore per mantenere sempre bassa la febbre.
Febbre e tumori
Abbiamo detto che la febbre mette i tessuti e tutto l’organismo nelle condizioni di reagire nel modo migliore possibile. Infatti, gli enzimi e molte altre sostanze di difesa prodotte dalle cellule funzionano solo in un ambiente acido e caldo. Ma c’è di più: mentre il nostro corpo reagisce verso un’infezione, contemporaneamente produce anche fattori antitumorali. “Raffreddare” in modo intempestivo l’organismo con farmaci antipiretici, antinfiammatori e antibiotici potrebbe non essere sempre una buona idea. Sulle lunghe, questo processo di calore non adeguatamente espresso potrebbe dar via a malattie più “fredde”, striscianti, poco sintomatiche, almeno inizialmente, come lo sono le malattie degenerative, sclerotiche e tumorali.

La febbre ci apre la porta di una nuova vita
La febbre cambia anche lo stato psichico in quanto muta il metabolismo ossidativo del cervello e la percezione del mondo dentro e fuori di noi. L’elevazione della temperatura corporea, se si mantiene nei limiti accettabili (39°C), ha effetti benefici non solo sul corpo (immunizzazione), ma anche sulla psiche. Infatti lo “sfebbrato” di un tempo nel quale non esistevano antibiotici e antipiretici, si sentiva “rigenerato” e come rinato, in quanto l’uscita dalla malattia segnava anche un ritorno a nuova vita.

di Serena Pacquola - Tratto da: Il Drago Parlante

lunedì 30 marzo 2015

EVOLUZIONE? SI! MA CAMBIAMO DIREZIONE!

“La maggior parte del cibo che mangiate non è il risultato di una scelta, bensì di un condizionamento.”
 (Allen Carr)


10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1… drin driiiinnn, finalmente è ora!
Lei è lì, già pronta sotto al banco racchiusa nella stagnola, a volte nella pellicola, dalla quale lascia intravedere i suoi lati migliori, pronta per essere scartata.
Sin dalla mattina si parla di Lei! In bus e nel cortile della scuola, è oggetto di discussione.
Lei che è l’ospite attesa di ogni eterna mattinata. Con lei, che quando arriva il momento, non riesci mai a star da sola, ma c’è sempre qualcuno che ti segue e vuole sottrartene un po’!
Lei che sia grande media o piccina, dolce o un po’ salata da tutti è sempre stata amata.
Lei che se è buona regala un sorriso.
Lei che vale un abbraccio.
Lei che da sempre è una leggenda!

Lei è la MERENDA!

DAL PASSATO AL PRESENTE

Da ragazzi la merenda è una sorpresa, un regalo della mamma o della nonna che deve essere scartata e mordicchiata per scoprire quale gusto esplosivo nasconde al suo interno. Ѐ la traduzione dell’affetto di chi te la prepara.
Succo di frutta, panino ripieno o crostata sono un cult.
Ma questo era….tanto tempo fa!
Sono insegnante di scuola superiore e, per necessità, ma soprattutto per scelta, sono diventata una persona che crede nell’alimentazione naturale come prima medicina per l’uomo.
Girando per la scuola durante la ricreazione è evidente come, oggi, i ragazzi prendano d’assalto le macchinette delle merendine e solo pochi sfoggiano salutari panini fatti in casa, ricchi di profumo e colori.
Che dire di questi distributori di merendine? Geniali!
E che dire del loro contenuto? Un attentato alla salute!
Cibi e bevande ricchi di zuccheri raffinati e di “finti” sapori che creano dipendenza e, in alcuni ragazzi, sono la causa di disturbi del comportamento. Diversi recenti studi hanno dimostrato, infatti, che tra i fattori che giocano un ruolo fondamentale in situazioni quali la sindrome ADHD (deficit di attenzione e disturbo di iperattività), ci sono le cattive abitudini alimentari.

INIZIAMO A CAMBIARE TENDENZA

La nostra società sta assistendo a fenomeni opposti originati dalla stessa causa: la disinformazione.

Da una parte, recenti indagini hanno evidenziato come tra i giovanissimi ci sia una vera e propria emergenza obesità; dall’altra il conteggio delle calorie ha portato alla svalutazione di importanti nutrienti che contengono certi alimenti a discapito di altri che, a parità di calorie, sono dannosi per la nostra salute.

Per mangiare bene, infatti, non bisogna essere a dieta o necessariamente essere in sovrappeso; chi impara a mangiare bene trova gusto e scopre sapori nuovi e diversi: i sapori naturali. Questi sapori non creano dipendenza, anzi appagano senza far danno. Il cibo naturale, se mangiato nelle giuste quantità ed esenti da particolari patologie, non fa né male né ingrassa.
Vi sarà mai capitato di pensare o sentir dire: “se non mangio un piatto di pasta integrale condito con un buon olio extravergine e pomodoro allora posso farmi l’aperitivo con birra e patatine” oppure “ i datteri no grazie perché ingrassano! Andiamo a berci uno spritz”.

Il piatto di pasta integrale, così come il dattero, oltre ad apportare calorie, sono fonti di energia positiva che fa vivere le cellule del nostro corpo (vedi Cellula&Cellula).

Gli alcolici, non voglio demonizzarli, ma oltre a fornire calorie “vuote” e a essere fissatori di grassi non sono noti per particolari proprietà.

Il Word Cancer Research Fund International, leader mondiale in materia di ricerca e di prevenzione del cancro legati alla dieta, al peso e all’attività fisica, ha raccolto una serie di indicazioni di esperti nutrizionisti. Kate Mendoza, portavoce della fondazione, ha dichiarato: «Studi hanno dimostrato che le persone sono inconsapevoli delle calorie nelle bevande alcoliche e non le includono nei calcoli del loro consumo quotidiano. Ciò è significativo rispetto al cancro perché, dopo il fumo, l’essere sovrappeso o obesi è il più grande fattore di rischio. Ci sono anche forti prove scientifiche che l’alcol di per sé sia un fattore di rischio, forse perché danneggia il nostro DNA, rispetto a vari tipi di tumore, in particolare quelli al seno, all’intestino, bocca, faringe, laringe, esofago e fegato».

La tendenza, oggi, è che questi fenomeni, dettati dalla disinformazione, riguardano tutti noi e lo stile di vita che conduciamo e i giovani ne pagano le conseguenze.

Noi adulti abbiamo la possibilità di scegliere la nostra alimentazione, di modificare le nostre abitudini alimentari, di cambiare la moda del “cibo spazzatura” in “cibo naturale”. Il mercato siamo noi consumatori a farlo e siamo noi che possiamo cambiarne le leggi.

I ragazzi si adeguano a ciò che vedono, sono ancora troppo giovani per interrogarsi da soli sul male che si stanno facendo, scelgono la via più comoda, quella più alla portata di mano.
Abbiamo il dovere per noi, per i nostri fratelli e sorelle, cugini, figli e nipoti di dare un esempio diverso.
In una società dove stare bene significa essere “alla moda” siamo disposti a spendere metà del nostro stipendio per un cellulare e l’altra metà tra palestre, parrucchieri, estetisti e farmaci.

E allora perché non provare ad andare controcorrente iniziando ad investire soldi e tempo in una sana alimentazione?

Siamo abituati a pagare per qualsiasi cosa che non abbiamo il tempo di fare, sistemare la casa, stirare le camicie, guardare i bambini, perfino per il dog-sitter, e allora ti chiedo, prova a pensare: tu saresti disposto a pagare qualcuno, per farti fare una spesa “naturale”?

Tratto da: http://www.mordicchiando.it/blog/evoluzione-si-ma-cambiamo-direzione/
di: Francescaromana Senesi

mercoledì 25 marzo 2015

Scelta consapevole ...



Prodotti industrializzati e raffinati (peggio ancora se riempiono le tasche delle multinazionali)  non sono solo dannosi per la salute anche per l'ambiente e gli animali perchè inquinano, sprecano e distruggono le risorse ambientali e naturali danneggiando habitat ed abitanti della nostra Amata Madre terra.

Mangiare sano e naturale quindi non è solo una prerogativa salutista, ma anche e soprattutto ambientalista ed etica.


GO VEGAN CONSAPEVOLMENTE !!!

sabato 28 febbraio 2015

Energia e Vitalità derivano dalla Salute!


Ovvio direte "se uno non è in Salute come fa ad essere energico e vitale?" 
… purtroppo a volte è il concetto di Salute che ci è poco chiaro …

Salute non è soltanto assenza di malattia, ma è uno stato di Benessere in cui malattie, acciacchi e fastidi  (anche quelli con cui siamo abituati a convivere) non sono altro che un lontano ricordo.

E’ se la Salute dipendesse anche dall’Alimentazione? 
Vorrebbe dire che anche l’Energia deriva dall’Alimentazione?
Tralasciando le prove scientifiche e quello che ci dicono gli altri … proviamo a testare questo Teorema (Alimentazione à Salute à Energia) su Noi stessi …
Io la mia esperienza l’ho scritta qui: ENERGIA !!!

Di certo in merito all’Energia tutto è relativo … se facciamo una vita sedentaria non potremmo mai paragonarci ad un atleta o ad un altro individuo ben allenato … ma dobbiamo sempre e solo paragonarci a Noi stessi di "ieri".

Immaginate un auto, magari una Ferrari che abbia la marmitta otturata, i filtri intasati, le gomme sgonfie e il motore saturo di colla … probabilmente sarà sempre più veloce di una “500”, ma rispetto alle sue potenzialità?

La domanda quindi a cui dobbiamo rispondere non è “Riusciresti a starmi dietro?” che ci rivolgono gli altri, ma è “Quanti km lasceresti dietro il te stesso di “ieri” ?” (La mia risposta a questa domanda potete leggerla qui: Un quarto di me fa)

Non importa che tu sia una Ferrari o una “500” … Inizia a Nutrirti bene ed i risultati si vedranno  ;-)

Felice vita a tutti
Salvo

lunedì 15 dicembre 2014

Celiachia : Qualche INFORMAZIONE

 

 

I segreti della Celiachia
Come una modificazione genetica può portare un'intolleranza epidemica.   


E’ mai possibile che la diffusione pressoché «epidemica» della cellachia, cioè dell'assoluta intolleranza al glutine che può innescare anche gravi patologie conseguenti, possa essere dovuta ad una modificazione genetica approntata sul frumento? Questa ipotesi non è nuova e su di essa si sono spesso avventati, smentendola con ferocia, i sostenitori delle biotecnologie e dei cibi Ogm. Ma ora, grazie all'intuizione di uno scienziato di esperienza pluridecennale in campo medico, pare possa arricchirsi di ulteriori dettagli, chiarendosi all'opinione pubblica.
 
Un frumento nanizzato Il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano, ha avanzato una spiegazione di questa possibile correlazione causa-effetto su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. «E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto - spiega Pecchial - cosicchè facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all'azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica».
Appare fondata l'ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
«E’ evidente - ammette lo stesso Pecchiai - la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine». E non è da escludere che sia proprio questo uno degli scogli più difficili da superare.
 
400.000 malati in Italia La riconversione della produzione, una volta che questa sia entrata a regime e abbia prodotto i risultati economici sperati, diviene impresa assai ardua e incontrerebbe senza dubbio molte resistenze. Di qui la probabile mancanza di interesse ad approfondire una simile ipotesi per trovarne l'eventuale fondamento.
D'altra parte, nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l'incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l'allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l'incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone», spiega Adriano Pucci, presidente dell'Associazione Italiana Celiachia. «Siamo dunque nell'ordine, in Italia, di circa 400 mila malati, di cui però soltanto 55 mila hanno ricevuto una diagnosi certa e seguono una dieta che può salvare loro la vita».
In molti sostengono che l'aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Fatto sta che, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine.
 
Il mistero dei Creso A proposito torna alla mente una questione dibattuta qualche anno fa alla quale non è mai stata fornita risposta e che rimane a tutt'oggi un problema apertissimo e attuale: il cosiddetto grano Creso. Nel 1974, all'insaputa dei più, viene iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso. Nove anni dopo, la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari a oltre il 20% del totale, con 15 milioni di quintali l'anno per un valore, di allora, di circa 600 miliardi di vecchie lire.
Da una pubblicazione del 1984 si ricavò poi che quel grano era stato «inventato» e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia (1). Nel lavoro, come ricordò nel 2000 anche il fisico Tullio Regge su Le Scienze, si sottolineava l'efficacia della mutagenesi e l'introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche.
In sostanza, il Creso era il risultato dell'incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X. Per altre varietà in commercio erano stati utilizzati neutroni termici. In che misura, per esempio, il consumo continuativo di questo frumento può avere influenzato l'organismo di chi lo ha ingerito? Non si sa, né pare che alcuno voglia scoprirlo. Lo stesso Regge si limitò ad affermare che comunque «lo hanno mangiato tutti con grande gusto».
E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Chissà se a qualcuno, prima o poi, verrà voglia di capirlo.
 
Claudia Benatti         
        
Note:
«Il miglioramento genetico dei frumento duro: bilancio di un ventennio di attività» su L’informatore Agrario, Verona 40, n. 29, 1984, di Bozzini, Mosconi, Rossi, Scarascia-Mugnozza. 
     
Fonte: http://www.disinformazione.it/segreti_della_celiachia.htm

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Farine, glutine e intolleranze alimentari
 
(...) Commercializzando prodotti per la panificazione lavoro a stretto contatto con i panificatori e negli ultimi anni mi sono accorto che viene richiesto dai miei clienti della farina che possa essere tollerata bene da chi ha problemi di celiachia.
Queste farine esistono ma sono difficilmente panificabili proprio per il basso contenuto di glutine, il quale consente di ottenere un impasto liscio ed omogeneo, facilmente lavorabile e un pane ben sviluppato. 
                
Leggendo l’articolo, peraltro molto interessante, mi è venuto subito da fare alcune considerazioni che non sono state trattate e che dal mio punto di vista sono importanti o perlomeno dovrebbero essere tenute in seria considerazione per un’analisi completa del problema.
Il grano oltre ad essere stato modificato geneticamente nel corso degli ultimi decenni, nanizzandolo (mediante irraggiamento) per agevolare il raccolto ed eseguendo degli incroci genetici per diminuirne la parte coriacea (quella esterna) del chicco (per aumentare la parte proteica, passando dal 35% al 20% circa), ha subito dei cambiamenti drastici attraverso nuove tecniche molitorie che hanno portato all’esasperazione di tutte le fasi di macinazione compresa la velocità di macinazione. 
                
Non solo, la farina viene abburrattata (setacciata, filtrata) di più rispetto gli scorsi anni eliminando ulteriormente fibre e ceneri con la conseguenza che la percentuale della parte proteica è aumentata ulteriormente.
La prova è che le farine di tipo “ 2” e di tipo “ 1” sono quasi sparite dalla circolazione.
Con la fase di macinazione sempre più veloce con molini sempre più sofisticati ed efficienti (per ovvie ragioni di concorrenza e competitività) si è arrivati ad avere una farina molto più stressata che ha costretto - per mantenere gli standard di qualità - l’aggiunta del glutine vitale di frumento secco.                  

Solo in queste considerazioni (modificazione genetica, incroci e tecnica molitoria) si potrebbe fare una stima approssimativa di un aumento del valore proteico del 50-60% passando da un 5-6% al 9-11% di glutine dei grani nazionali ed europei.
Premetto che quanto detto e quello che dirò più avanti non vuole essere una denuncia all’industria molitoria, ma semplicemente una modesta considerazione, anzi, conoscendo bene il settore sono il primo ad affermare che i molini sono stati costretti ad una aggiunta sempre più importante di glutine proprio per stare alle esigenze del mercato.
Personalmente faccio consulenza ai panettieri che hanno problemi tecnici o che vogliono produrre dei pani nuovi, e mi vedo costretto io stesso, in taluni casi, all’aggiunta di glutine.
Questa procedura di aggiungere il glutine è molto frequente nei molini e nei produttori di semilavorati per panificazione e proprio per questo va fatta un’ulteriore considerazione.
Ricordate il detto: “anche l’occhio vuole la sua parte”? È proprio il caso di dire che oggi l’uomo l’ha preso troppo alla lettera: siamo arrivati al punto che il pane per molti panettieri (e soprattutto per i clienti) deve essere prima di tutto bello gonfio e ben sviluppato. Non sempre però il bello è anche buono e soprattutto sano. Anzi di solito è proprio il contrario.                  

 Per fortuna mi sto accorgendo che questa tendenza sta lentamente modificandosi: molti cercano infatti di migliorare la qualità del pane con tempi di lievitazione più lunghi, migliorando così il sapore e la masticabilità.
L’altra considerazione riguarda proprio i molini.
Per soddisfare le richieste hanno cominciato a modificare le farine, miscelandole a vari grani nazionali ed esteri, tipo Manitoba provenienti dall’Australia e dal Canada.
Il grano tipo Manitoba è un grano che ha un alto valore proteico (19% circa) il cui il glutine dovrebbe essere più o meno il 16%, e viene usato per fare delle farine forti per lavorazioni particolarmente lunghe e con molti liquidi.
Qualche anno fa questo tipo di grano ha avuto dei forti aumenti di prezzo, e molti molini hanno cominciato ad aumentare le quantità aggiunte di glutine vitale di frumento secco nelle loro miscele, abbassando così la percentuale di utilizzo di questo grano.
So per certo che alcuni molini arrivano ad aggiungere quantità di glutine intorno al 7-8% e con molta probabilità qualcuno anche di più.                  

Oltretutto questi molini si trovano poi con un problema: aggiungendo molto glutine vitale la farina diventa rigida e per tanto sono costretti ad aggiungere anche del glutine idrolizzato oppure degli enzimi per renderla più estensibile.
Immaginate un elastico che quando è troppo duro e rigido si spezza prima del dovuto.
Tutto questo è permesso da una legislazione indifferente che non ha imposto alcuna quantità minima o massima di aggiunta di glutine.
La logica conseguenza di quanto detto, è che con tutto il glutine aggiunto alle farine il nostro stomaco sicuramente farà molta più fatica a digerirlo, questo perché il glutine è una gomma.
Ma con l’aumento del glutine nelle farine, chi fornisce gli enzimi per digerire tutta questa gomma?          

Non potrebbe questo essere la causa, o un importante co-fattore, delle sempre più numerose intolleranze alimentari?
Concludo dicendo che i molini più seri sono certamente quelli che macinano il grano molto lentamente senza esasperare la macinazione e utilizzano dei grani di tipo Manitoba per migliorare le prestazioni dei grani nazionali senza dover aggiungere glutine. 
 
Roberto De Carli 
 
 
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Articolo Correlato: Kamut: un mito da sfatare
 
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IN DEFINITIVA CHE FARE PER VINCERE LA CELIACHIA?
 
(...)
DEFINIZIONE DI CELIACHIA

La celiachia, secondo la descrizione medica, è una malattia autoimmune dell'intestino tenue, che si verifica in individui di tutte le età, geneticamente predisposti. I sintomi includono diarree cronica, ritardo della crescita nei bambini e stanchezza. Si ritiene che la malattia possa interessare da 1 su 1750 a 1 su 105 persone negli Stati Uniti. In Italia si parla di 1 celiaco ogni 150 abitanti, con netta prevalenza femminile. La celiachia è causata da una reazione alla gliadina, una prolammina alcol-solubile (proteina del glutine) presente nel grano e da proteine ​​simili che si trovano nelle Triticeae, che comprendono altri cereali comuni, quali orzo e segale.

ATROFIA DEI VILLI ED ENORMI DANNI ASSIMILATIVI

L'esposizione alla gliadina causa una reazione infiammatoria e quindi a un danneggiamento dei villi che rivestono l'intestino tenue, chiamata atrofia dei villi. Ciò interferisce con l'assorbimento delle sostanze nutritive. Il danno è considerevole in quanto si compromette l'assimilazione del ferro e non vengono assorbiti nemmeno i minerali di traccia.

STOP TOTALE AL GLUTINE MA ANCHE ALLA CASEINA

L'unico trattamento efficace conosciuto dai medici è una permanente dieta priva di glutine. Per la scienza igienistica invece tutto è legato alla forza autoguarente e all'energia immunitaria del singolo individuo. In pratica l'igiene naturale va nella direzione diametralmente opposta. Troppa forza immunitaria per la medicina, troppo poca per l'igienismo. D'accordo sullo stop al glutine, ma ancor di più serve uno stop alla caseina, colla micidiale quanto il glutine se non di più.

GIÀ ARETEO DI CAPPADOCIA NE PARLAVA 2000 ANNI FA

Il termine "celiaco" deriva dalle parole greche koiliakòs, che sta per addominale, e koilìa, che sta per diarrea e mal di pancia, entrambe derivanti da una delle prime descrizioni in greco antico della malattia da parte di Areteo di Cappadocia, nel II secolo dopo Cristo. Areteo parlava già allora di cibo non digerito e di conseguente diarrea.

NESSUNO SI PERMETTA DI CONTESTARE IL DOTTOR IMMUNITARIO

Rimettere in funzione l'intestino tenue e una superficie assimilativa di 600 mq con quasi 6 milioni di villi appiattiti e a volte lacerati non è lavoro di giorni o settimane, ma paziente ricostruzione che prende mesi. Esiste un solo medico al mondo capace di compiere il miracolo, e si chiama Dr Immunitario. Il miglior medico della storia in questo settore fu il medico zurighese Max Bircher-Benner, che curava le sorti della famiglia reale russa.

IL SANGUE FLUIDO E DISINFIAMMANTE SI PRODUCE MEDIANTE DIGESTIONI REGOLARMENTE VIRTUOSE E RAPIDE

Mi si chiede modalità e tempi per risolvere il problema. Ovvio che non ho la sfera di cristallo. Qui si parla di infiammazione delle mucose del piccolo intestino, con appiattimenti e microlesioni alla mucosa intestinale. Occorre dar modo alla mucosa di rifarsi e di riprendersi, stando al riparo di ulteriori aggravamenti. Questo significa digestioni leggere e rapide, digestioni virtuose, sangue fluido, niente proteinomanie e niente acidificazioni, magari accampando la scusa che i celiaci tollerano meglio il grasso piuttosto che i carboidrati.

RITROVARE PAZIENTEMENTE L'EQUILIBRIO INTESTINALE

Qui servono pazienti cure a base di succo di carota pura, o di carota con sedano e mele, o di carota-patata-bietola, con pizzico di peperoncino piccante per rimarginare le lesioni. Nella fase iniziale occorre trovare il giusto equilibrio tra stitichezza e diarrea, provando e riprovando. Consiglio tesine tipo "Bolo, chimo, chilo e digestione sicura, del 5/7/13. Consiglio motori di ricerca con i termini stomaco, colon, intestino tenue, digestione.

I BENEFICIATI SI FACCIANO SENTIRE

Non tengo conteggi ordinati sulle persone che autoguariscono dalle diverse patologie. So però che i miglioramenti e le guarigioni da celiachia esistono, e spero che chi ha sperimentato effetti decisamente benefici si faccia vivo e offra la sua testimonianza e i suoi consigli.

Valdo Vaccaro